Postulazione della Causa di Canonizzazione

Curia Vescovile

Piazza Sant'Ambrogio 14

27 029 Vigevano (PV)

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Storia della Causa

 

 La notizia della morte e del martirio del Venerabile Servo di Dio giunge in Italia alla fine della seconda guerra mondiale. Il cappuccino p. Giannantonio Agosti da Romallo, ofmcap., pio, colto e stimato confessore del duomo di Milano, reduce dai lager nazisti, il 31 maggio 1945 si reca dal Cardinale Schuster per narrare la sua terribile esperienza ed informa del decesso e della fine eroica di Teresio Olivelli[1]. Saputa la notizia, diffusa anche tramite la stampa i primi di giugno, il vescovo di Pavia Mons. Carlo Allorio contatta p. Gannantonio Agosti e P. Carlo Manziana, d.O. (in seguito vescovo di Crema) i quali avevano raccolto notizie sulla morte e sul martirio di Olivelli direttamente dai superstiti di Hersbruck giunti a Dachau[2]. Sulla base di quanto i due sacerdoti gli riferiscono circa le modalità della morte del Servo di Dio, il Presule pavese parla subito di “martirio di carità”[3]. Il contenuto preciso di quanto i sacerdoti dissero al vescovo non lo conoscia­mo, tuttavia non può che essere del tutto simile a quanto gli interessati diranno di lí a breve.

P. Giannantonio Agosti, nel settembre 1945 asserisce:

 

“Quando arrivarono da Hesrbuck a Dachau i superstiti di quel campo, chiesi dei loro compagni. Le testimonianze erano concordi nell’asserire che Teresio Olivelli era morto da martire. L’Olivelli fu davvero consumato nel peggiore dei campi, quello di Hersbruck, martire della fede e della carità. Per molti giorni non si fece che parlare di lui e della sua morte da martire”[4].

 

Da parte sua, P. Manziana riferisce le parole dei compagni che hanno assistito al martirio del Servo di Dio:

 

“Era un santo! Ha dato la vita per noi! È morto per noi”[5].

 

A seguito di tutto ciò, nell’estate 1945 il parroco del Servo di Dio, Mons. Luigi Dughera, parrocchia di S. Lorenzo a Mortara, (diocesi di Vige­va­no) e lo zio di Teresio, Mons. Rocco Invernizzi, Arciprete di Tremezzo (diocesi di Como), si attivano per contattare i superstiti dei campi di concen­tramenti e raccogliere testimonianze dettagliate in vista di una eventuale Causa di canonizzazione. Viene anche costituito, a cura del Collegio Univer­sitario Ghislieri di Pavia, di cui Teresio fu giovane rettore, un “Comi­ta­to permanente per le onoranze al martire della fede e della libertà Teresio Olivelli”. Fin dal primo momento, la sua fama di santità è accompagnata anche dalla fama di martirio e si diffonde un po’ ovunque in tutte le regioni del nord Italia, specialmente tra gli alpini, i reduci, l’azione cattolica e l’ambiente ecclesiale. Tale fama è riscontrabile con accentuazioni marcate nelle Diocesi di Como, Pavia e Vigevano: parrocchie, associazioni, scuole e ambiente universitario. Nel 1970, a 25 anni dalla morte, finalmente si riesce a guardare con maggior distacco e a giudicare con occhio piú critico un periodo storico segnato da tensioni e contraddizioni (fascismo-antifascismo, resisten-za comunista-resistenza cattolica). Non ritenendo incompatibile la presenza simultanea della fama di eroe civile, disposto a dare la vita per la sua patria, ed eroe della fede, il vescovo di Vigevano, Mons. Luigi Barbero, ritiene giunto il momento per aprire il processo diocesano. Incarica Attilio Baratti, nella qualità di delegato vescovile, di investigare il materiale documentario e le varie testimonianze. Lo stesso vescovo Barbero fissa la data del 12 aprile 1971 per l’apertura della Causa, evento che purtroppo non si realizza essen­dosi il vescovo spento il 1° aprile dello stesso anno.

Il suo successore, Mons. Mario Rossi, conferma come delegato vesco­vile il sig. Baratti e il 9 novembre 1981 nomina postulatore il francescano p. Antonio Cairoli, dando cosí avvio agli adempimenti previ all’apertura del­l’In­chie­sta diocesana. Morti improvvisamente entrambi, l’avvio della Causa è purtroppo ancora rimandata. Poco prima di morire, il vescovo Rossi può dare comunque avvio all’Inchiesta processuale, nominando postulatore, il 25 settembre 1986, p. Innocenzo Venchi, o.p. Nel frattempo vengono costituiti la Commissione storica e il Tribunale diocesano, presieduto dal vicario giudiziale don Mario Tarantola. Il 18 dicembre 1987 il vescovo chiede il Nihil obstat alla Congregazione delle Cause dei Santi e apre ufficialmente la causa il 29 marzo dello stesso anno. Morto Mons. Rossi il 19 agosto 1988, tocca al successore Mons. Giovanni Locatelli portare a termine l’Inchiesta diocesana, che si chiude il 16 settembre 1989. Portati gli atti processuali a Roma, essi sono aperti il 13 ottobre 1989 e, dopo essere sottoposti al debito esame, circa tre anni dopo, il 27 marzo 1992, ottengono il decreto di validità giuridica. Il 3 aprile 1992, il competente Dicastero vaticano designa il Relatore della Causa nella persona di P. Cristoforo Bove. Inadeguatezze di alcuni collaboratori del Relatore, indicati in un primo tempo dall’attore, difficoltà dei rapporti reciproci tra questi soggetti, perdurante incertezza nel perseguire la via delle virtú o quella del martirio, determinano un lungo periodo di inerzia nella causa, segnatamente nella stesura della Positio. Il 14 marzo 2004 Mons. Paolo Rizzi è nominato postulatore, a seguito del decesso di p. Venchi. La Causa soffrí comunque ancora ritardi per la malattia e poi la scomparsa del Relatore della Causa.

La Positio super vita, virtutibus, fama sanctitatis, vale a dire l’esposi­zione documentata della vita e dell’esercizio eroico delle virtú cristiane anche in ragione del martirio è ultimata, ad opera di Mons. Rizzi, quando p. Bove muore. Spetta a p. Vincenzo Criscuolo, nominato relatore della causa il 12 novembre 2010, dare ad essa uno sguardo definitivo e mandarla alla stampe nel dicembre 2010. Viene approvata all’unanimità dalla consulta storica nella seduta del 24 maggio 2011. A seguito della reiterata istanza del Postu­latore di percorrere la via del martirio, poiché piú in sintonia con gli atti processuali, il Congresso Ordinario del 18 gennaio 2013 discusse quanto era stato proposto dal Relatore Generale e decise: “Si accoglie la richiesta di variazione del Lemma”. Nei mesi successivi il Postulatore elaborò una Positio super martyrio, che fu consegnata al Dicastero il 24 luglio 2013. Seguendo le decisioni del Congresso Ordinario, sia la Positio super virtuti­bus, sia la Positio super martyrio furono sottoposte allo studio e al parere dei Consultori Teologi, il cui Congresso del 17 dicembre 2013 pervenne alle seguenti conclusioni: per quanto riguardava le virtú del Servo di Dio, sette Teologi diedero voto affermativo e due voto sospensivo; per il martirio si ebbero sei voti sospensivi, due affermativi e un voto negativo. La Causa pote­va quindi procedere super virtutibus, mentre per la procedura super martyrio mancava il numero necessario di pareri positivi da parte dei Consul­tori Teologi.

La Causa è stata poi presentata il 1 dicembre 2015 alla Congregazione Ordinaria, ottenendo l’unanime giudizio positivo dei Padri Cardinali e Vesco­vi sulle virtú del Servo di Dio. Nel corso della discussione sono state affrontate e ampiamente superate le criticità che avevano determinato i due voti sospensivi dei Teologi circa le virtú: adesione al fascismo, partecipa­zione alla guerra in Russia, azione nella resistenza. Non sono mancati accenni anche al suo martirio. La Causa è quindi passata al giudizio definiti­vo della Suprema Autorità, che il 14 dicembre 2015 ha autorizzato la pro­mulgazione del Decreto sull’eroicità delle virtú, concedendo al Servo di Dio Teresio Olivelli il titolo di Venerabile.

Nel frattempo, la Postulazione ha proseguito gli studi sulla Causa e, in forza di nuove prove raccolte come pure presentando delucidazioni su quelle già prodotte, in data 20 gennaio 2016 ha chiesto il cambio del Lemma; il Congresso Ordinario del Dicastero tenutosi il  6 maggio 2016, discutendo tale richiesta, ha approvato la proposta del Relatore Generale di procedere alla redazione di una Nova Positio super martyrio. La Congregazione delle Cause dei Santi ha quindi convocato un Congresso peculiare dei Teologi, che non sono gli stessi che parteciparono al Congresso precedente, che si è riunito il 7 marzo 2017 per discutere sul martirio del Venerabile Teresio Olivelli. Il responso è stato ampiamente positivo: i teologi hanno riconosciuto all’unanimità che nella morte di Teresio sussistono tutti i requisiti necessari per dichiararla un autentico martirio cristiano

Il 6 giugno 2017, la sessione ordinaria dei Cardinali e Vescovi membri della Congregazione delle Cause dei Santi, considerati attentamente gli atti e valutate le prove raccolte, confermando il precedente giudizio unanimemente favorevole dei Teologi, ha stabilito all’unanimità che sussistono tutti gli elementi richiesti per definire la morte di Teresio Olivelli un autentico martirio cristiano. Pertanto, il Santo Padre Francesco, il successivo 16 giugno, ratificando tale parere affermativo, ha ufficialmente riconosciuto il martirio del Venerabile Servo di Dio, autorizzando la Congregazione delle Cause dei Santi a promulgare il decreto nel quale si dichiara che Teresio è stato ucciso in odio alla fede e potrà essere proclamato Beato. Il 17 giugno la sala stampa della Santa Sede ha reso noto tale provvedimento papale. Questo atto della Suprema autorità della Chiesa conclude l’iter che precede il rito di beatificazione, che si terrà a Vigevano il 3 febbraio 2018.

 

 

[1] Biografia Documentata, 884.

[2] Biografia Documentata, 886.

[3] Cf. N. 68 di questa Positio.

[4] N. 65 di questa Positio.

[5] N. 65 di questa Positio.

Causa